La Comece: Berlino ci ha insegnato che costruire muri tra i popoli non è mai la soluzione, ed è un appello a lavorare per un'Europa migliore e più integrata
   
Dichiarazione dei Vescovi della Commissione degli Episcopati dell'Unione Europea (Comece) in occasione del 30esimo anniversario della caduta del muro di Berlino.

La caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989 è stato uno degli eventi più importanti della storia europea degli ultimi decenni. Fu un momento pieno di emozioni. Dopo essere stati separati da un muro di cemento per più di ventotto anni, gli abitanti di Berlino - parenti, amici e vicini di casa - che vivevano nella stessa città, poterono incontrarsi, festeggiare ed esprimere la loro gioia e le loro speranze. Da questo momento in poi il mondo è cambiato.

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L’acceso dibattito sulla "plastic tax" dimostra che la questione della sostenibilità ambientale è maledettamente seria, ha molteplici dimensioni e ci fa riflettere e discutere molto. C’è innanzitutto la questione del climacon l’innalzamento della temperatura media, del livello dei mari e l’aumento dei fenomeni meteorologici estremi; questione che modifica la percezione dei rischi perché mai avremmo pensato in passato che essere sotto un albero o avere una casa in pianura fosse un pericolo. C’è la questione dell’inquinamento, che genera decine di migliaia di morti all’anno solo nel nostro Paese e c’è la questione dello smaltimento dei rifiuticon il problema delle plastiche e di tante altre sostanze tossiche e no.

L’encliclica Laudato si’ ci ha fatto comprendere il concetto di «ecologia integrale», sottolineando come la dimensione della sostenibilità ambientale sia profondamente correlata con quella della sostenibilità sociale (e migratoria) e tutti i problemi siano riconducibili a un’antropologia distorta e bulimica, che genera un rapporto squilibrato dell’uomo contemporaneo con se stesso, i propri simili, la natura e la tecnologia. Le soluzioni sono sul tavolo, ma in democrazia sono difficili da realizzare perché passano per il consenso dell’opinione pubblica.

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Attese e dubbi su una formazione di ispirazione cristiana, mentre fioccano le iniziative a livello locale
 Ma saranno davvero così irrilevanti i cattolici, oggi, come dice il cardinale Camillo Ruini in un’intervista al 'Corsera'? E perché mai allora Matteo Salvini, leader di una destra sulla cresta dell’onda, sente il bisogno di far sapere che il rosario e il crocifisso sono suoi riferimenti, anche se poi 'razzola' in tutt’altro modo? E ancora: serve iltentativo di dar vita a un partito a forte impronta cattolica, o non rischia solo di certificare tale irrilevanza? Perché, come ricorda l’ex deputato Giorgio Merlo, di Rete Bianca, «da quello di Andreotti e D’Antoni, nel 2001, di tentativi in tal senso se ne sono contati oltre 50, con esiti sconfortanti». Giudica un «bel documento» quello di Politica Insieme, Merlo, ma non ha aderito, «d’altro canto non c’è mai stato un partito del Papa o dei vescovi, nemmeno la Dc lo era».

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Il caso delle votazioni parlamentari sulla mozione di Liliana Segre per dare luogo istituzionale alla battaglia contro le parole d’odio e alle discriminazioni razziali è come un rasoio. Disseziona in modo feroce e cristallino il paradigma della condizione umana. Evento di estrema chiarezza per chi vuole leggerlo senza fare ricorso ad argomentazioni pretestuose, a retoriche, a luoghi comuni che, anche quando spesi a favore, non fanno altro che allontanare dalla questione fondamentale. La miseria delle quotidianità è tale da rimuovere costantemente ogni ostacolo al fluire delle cose ottuso e incurante. Complice la nostra sempre antica e sempre sorprendente connivenza, le attività prevalgono su tutto, compresi noi stessi. Prevalgono sulla solidarietà, anche quando non costa nulla, aprono la strada a una dimensione omissiva perenne che sembra tenerci fuori dai drammi, mentre è solo l’anestesia premortem di individui che tutto ignorano finché non è troppo tardi. E che in quei drammi ci porta dentro nostro malgrado come complici.

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C’erano una volta i valori condivisi. Anche in tempi di vibranti contrapposizioni ideologiche, rimaneva un consenso di fondo intorno ad alcuni principi basilari incardinati nella Carta costituzionale. Per esempio il rifiuto del fascismo con i suoi corollari: razzismo, antisemitismo, nazionalismo aggressivo. Ci si poteva combattere aspramente nei comizi e nelle aule parlamentari, ma rimanevano dei paletti invalicabili: delle parole impronunciabili nel discorso pubblico, dei concetti espunti dai consessi democratici per sempre, o almeno così si pensava.

Il voto del Senato sulla proposta della senatrice Liliana Segre di istituire una "Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza" ha invece avuto come primo effetto la drammatica conferma della rottura del consenso costituzionale attorno ad alcuni valori fondanti della nostra convivenza sociale e politica.

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