CINEMA, LAVORO, AMBIENTE, SOCIETÁ: TORNA IL LABOUR FILM FESTIVAL.

UN’INIZIATIVA PROMOSSA DA ACLI E CISL LOMBARDIA CON CGS RONDINELLA

 

DAL 3 SETTEMBRE al 15 OTTOBRE 2020

AL CINEMA RONDINELLA, VIA MATTEOTTI 425, SESTO S. GIOVANNI.

 

L’ingresso per tutte le proiezioni della giornata è di 5,00 euro per le proiezioni serali e 3,00 euro per le proiezioni pomeridiane. La serata Labour Short Awards è ad ingresso gratuito.


Il lavoro al centro, sempre. Anche nei momenti di svago, anche utilizzando molteplici canali. Ne sono convinti Cisl, Acli Lombardia e il cinema Rondinella, che anche quest’anno, nonostante il difficile e complicato periodo dovuto all’emergenza sanitaria, hanno organizzato la XVI edizione del Labour Film Festival. All’insegna della resilienza.
Si apre giovedì 3 settembre la rassegna cinematografica dedicata all’incontro tra cinema e lavoro, un appuntamento ormai consolidato con la sala cinematografica di Sesto S. Giovanni, quest’anno rinnovata e riorganizzata per garantire la massima sicurezza al suo pubblico di affezionati cinefili.
La manifestazione, una delle più importanti del suo genere in Italia, conferma la sua formula vincente, con la suddivisione delle proposte filmiche in tre distinte sezioni (Labour.short, Labour.doc e Labour.film): Labour.short, che presenta corti di autori che si cimentano sui temi sociali, ambientali e del lavoro con opere di breve durata fino ad un massimo di 30 minuti; Labour.doc, rassegna del documentario di maggiore impegno creativo e produttivo; Labour.film, con una selezione dei lungometraggi più significativi che la stagione ha proposto, alcuni più noti, altri meno, ma tutti di sicuro interesse.

Il ricco programma prevede oltre una ventina di pellicole, tra documentari, film e corti, distribuite su quattordici giornate, tra serate, pomeriggi, incontri – via Skype o in presenza – con esperti e registi come Pietro Marcello (3 settembre) Francesco Clerici (10 settembre), Mimmo Calopresti (14 settembre), Walter Bencini (25 settembre).
Dopo il grande successo delle scorse edizioni, verrà riproposto il “Labour Short Awards”, quest’anno articolato in due serate, il 7 e il 21 settembre.

L’edizione 2020 s’intreccia inevitabilmente con i grandi temi dell’emergenza Covid-19. Per questo, Cisl, Acli e il cinema Rondinella hanno deciso di dedicare due focus speciali al mondo della sanità e a quello della scuola. Non solo: in segno di riconoscenza per l’impegno profuso nel corso dell’emergenza sanitaria, il Labour Film Festival dedica la serata conclusiva del 15 ottobre agli operatori sanitari, che saranno omaggiati dell’ingresso gratuito. Nell’occasione sarà proiettato il documentario “In ogni istante” del francese Nicholas Philibert, uno sguardo attento sulla professione infermieristica, che mette in evidenza il coraggio degli operatori sanitari.
Come sempre di grande interesse i titoli della rassegna: da “Martin Eden”, di Pietro Marcello, a “Parasite” di Bong Joon-ho, da “Aspromonte. La terra degli ultimi”, di Mimmo Calopresti, a “L’anno che verrà”, di Mehdi Idir. Una serata sarà dedicata ai lavori del regista Andrea Segre, da sempre attento narratore della realtà del lavoro attraverso la macchina da presa. Saranno proiettati il suo film “Io sono li” e il documentario “Il pianeta in mare”.

L’intera rassegna si svolge al Cinema Rondinella di Sesto San Giovanni, in via Matteotti 425, con il patrocinio del Servizio per la vita sociale e il lavoro della Diocesi di Milano e di Europa Cinemas, con la collaborazione del Circolo Acli San Clemente, di Lombardia Servizi e di BiblioLavoro.

Aggiornamenti e schede di tutte le pellicole presentate saranno disponibili su www.cinemarondinella.it e nella sezione “cinema e lavoro” del sito della Cisl Lombardia www.lombardia.cisl.it.

Di seguito il programma completo

 

Analisi dei bisogni e questioni aperte

Questo scritto nasce da un desiderio di ascolto e di comprensione dei vissuti e delle riflessioni delle famiglie con figli disabili, in questo tempo di pandemia, ed è frutto di un lavoro collettivo e condiviso. 

Molto di quanto riportiamo ha sicuramente diversi aspetti in comune con il vissuto di tanti genitori, ma non possiamo non rilevare la diversità dei punti di partenza e le sue notevoli implicazioni.  

Lo presentiamo alla Città e a chi è preposto al suo governo con l’intento di orientarne le scelte per rispondere al meglio ai bisogni evidenziati.

Ciò che abbiamo vissuto

Abbiamo vissuto un lungo periodo con l’ansia e la paura che i nostri figli, spesso fragili, potessero ammalarsi e che la gestione della cura fosse ancor più difficile.

Abbiamo fatto fatica a renderli consapevoli della situazione che si stava vivendo e ad aiutarli ad affrontare la mancanza improvvisa delle loro normali abitudini: per loro ogni cambiamento è un’esperienza faticosa, poiché la routine è rassicurante e confortante.

È stato difficile gestire le loro emozioni, le loro frustrazioni e l’improvvisa assenza delle loro normali relazioni, spesso già limitate e sempre mediate da noi genitori, con gli amici, i compagni di scuola, gli insegnanti, i terapisti e i nonni. 

Abbiamo potuto osservare che, mentre i fratelli, non più piccoli, sono riusciti a riformulare in modo autonomo le loro relazioni attraverso l’utilizzo degli strumenti virtuali a cui necessariamente si sono adattati, per i nostri figli disabili la realtà virtuale è molto più difficile, non consente loro una sufficiente autonomia e richiede quindi, come nel caso della DAD, un nostro costante coinvolgimento.

Contemporaneamente sono venute meno tutte le persone che si prendono cura dei nostri figli: i nonni, che per le nostre famiglie sono una risorsa importante e spesso l’unica totalmente volontaria e gratuita, gli educatori e i babysitter, le figure educative istituzionali (educatori scolastici e dell’assistenza domiciliare handicap) e le figure di cura (specialisti e terapisti della UONPIA e de La Nostra Famiglia). La separazione fisica ed emotiva da tutti loro ha inciso in modo rilevante sul nostro normale impegno di accudimento e quindi sul nostro quotidiano. 

Gli educatori scolastici hanno ripreso “a distanza” il loro ruolo con ritardo, rispetto all’inizio dell’emergenza, e con un numero di ore inferiore da quelle indicate nel PEI per il tempo scuola normale. Non riusciamo a comprendere le ragioni della riduzione di risorse educative così preziose, e già deliberate, in un periodo così difficile.

Infine la mancanza di una presa in carico globale con relativa definizione di un progetto di vita, così come prevede la normativa, ha fatto si che molte famiglie non siano state accompagnate dai servizi sociali in un momento d’isolamento e solitudine come l’attuale.
Da più anni sollecitiamo le diverse amministrazioni a compiere un passo in avanti in questa direzione.

Il tempo che verrà: la “Fase due”

Se la fase uno, in qualche modo, aveva in parte definito una condizione unica per tutti, la mancanza d’interazioni con gli adulti, di relazioni con i pari e di stimoli derivanti dalle terapie potrebbero aver generato un arretramento delle competenze acquisite, che in questa nuova fase rischia di aumentare ulteriormente i divari già esistenti.

Tre condizioni definiscono il quadro di partenza della “fase due”: la ripresa del lavoro per molti genitori, la non ripresa della scuola e la gestione del tempo estivo. 

Se il mondo del lavoro riparte, molte famiglie avranno il problema concreto di non sapere a chi affidare i propri figli disabili. Se è una necessità condivisa da tutti che l’economia e il sistema produttivo ripartano per il bene del Paese, non deve essere lasciata alle singole famiglie la responsabilità e l’onere di trovare soluzioni concrete. Questa situazione rischia di ricadere, in particolare, sulle donne nel ruolo di caregiver.

Questioni aperte

Il percorso che ci aspetta è complesso e richiede un lavoro di rete tra le diverse istituzioni e le realtà associative. Ci attendiamo, quindi, un maggior coinvolgimento affinché si possa arrivare a soluzioni condivise ed efficaci.

Chiediamo di essere coinvolti nella progettazione della nuova fase e la convocazione del tavolo L.104, che nonostante le ripetute richieste non è convocato da circa due anni. 

Riteniamo che una convocazione periodica e costante del tavolo L.104 avrebbe permesso all’amministrazione comunale una maggiore interazione con i diversi soggetti (sanità, scuola, amministrazione, associazioni, coordinamento dei comitati genitori) che si occupano di disabilità nella città e una migliore risposta, purché condivisa e concertata, ai bisogni di chi vive una condizione di svantaggio e a maggior ragione in questo tempo.

È necessario che i luoghi di terapia e accompagnamento delle famiglie (UONPIA, La Nostra Famiglia), che hanno cercato di mantenere legami con i genitori e i ragazzi (in alcuni casi attivando le terapie a distanza), riaprano il prima possibile, tornando a operare in piena sicurezza a partire dalle situazioni che necessitano in modo prioritario di una piena relazione di cura.

Ci chiediamo quali linee guida l’Amministrazione ha definito per il lavoro degli educatori scolastici e se le ore non utilizzate in questi mesi possano essere impiegate nel periodo estivo.

In quali modalità sarà riattivato il servizio trasporti alla riapertura dei centri di riabilitazione.

Ai Dirigenti scolastici, infine, chiediamo quali soluzioni si stanno pensando in previsione della riapertura della scuola a settembre. Ciò che è avvenuto in questi mesi ha comportato un notevole investimento nella relazione e nella progettazione didattica da parte degli insegnanti, curricolari e di sostegno, e delle figure educative. Auspichiamo, pertanto, che sia fatto tutto il possibile per mantenere la continuità di queste figure di riferimento anche per il prossimo anno.

Quanto scritto non ha alcuna pretesa di esaustività, sicuramente, senza volerlo, abbiamo tralasciato degli aspetti e attuato delle generalizzazioni, nella piena consapevolezza che la realtà è sempre più complessa e diversificata rispetto al tentativo di descriverla.  

Questo documento vuole essere un contributo, affinché la condizione dei disabili e delle loro famiglie, in questo tempo, non passi sotto silenzio e affinché si individuino risposte adeguate ai bisogni emergenti. 

Desideriamo che la lettura dello stesso susciti altri contributi di analisi e di proposte da parte di tutti i soggetti coinvolti, poiché ciò aiuta ad allargare lo sguardo e ad approfondire la riflessione. 

Noi genitori offriamo la nostra disponibilità e collaborazione.    

L’Associazione genitori de “La Nostra Famiglia”

La sera del 1 febbraio 2020 si è svolta una partecipatissima cena organizzata dall’Associazione genitori de “La Nostra Famiglia” nella Settimana sull’Educazione promossa dalle Parrocchie Resurrezione e Cascina Gatti di Sesto S.G. e a sostegno del progetto “Punti di vista inclusivi”. Dopo la cena, c'è stato un momento di condivisione di esperienze che ha visto l'intervento di Adelia Sarchi, "storica" insegnante di scuola primaria della nostra città; lo pubblichiamo volentieri come modello del significato di una scuola davvero inclusiva.

Scarica: Educare alla differenza - intervento di Adelia Sarchi insegnante scuola primaria

Sabato 30 si e' svolta la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare. La Colletta, organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus, gode dell’alto patronato della presidenza della Repubblica e del patrocinio di Expo Milano 2015, ed è resa possibile grazie alla collaborazione dell’Esercito italiano e alla partecipazione di decine di migliaia di volontari aderenti all’Associazione nazionale alpini, alla Società san Vincenzo De Paoli, alla Compagnia delle opere sociali e ai distretti italiani del Rotary international.
Anche a Sesto numerosissimi sono stati i volontari attivi nella raccolta nei vari supermercati della citta', arrivando a totalizzare 17.417 Kg!! Un grandissimo risultato !!
Di seguito un bell'articolo di Avvenire che ben spiega il senso di questa importante inziativa.

Colletta alimentare, ecco la gratuità

 

AVVENIRE, sabato 29 novembre 2014

Fino a lunedì 1 dicembre non sapremo l’esito quantitativo della Colletta alimentare che si è svolta sabato in oltre 11mila supermercati italiani per dare una mano a chi fa fatica a sbarcare il lunario. Ma un risultato l’iniziativa l’ha già raggiunto: dare testimonianza che esiste ancora la gratuità. Parola semiclandestina, in una società dove sembra prevalere altro: la protesta, la rabbia, la denuncia, la ricerca del colpevole sempre e comunque. È la gratuità che in queste ore muove milioni di persone che donano una scatoletta di tonno, un pacco di pasta, una bottiglia d’olio, una confezione di omogeneizzati per “fare la spesa per chi non ce la fa”. È la gratuità che spinge 135mila volontari a dare un po’ del loro sabato per raccogliere gli alimenti donati all’uscita dei supermercati. È la gratuità che sostiene l’impegno generoso di quanti durante l’anno portano il “pacco” della spesa alle famiglie bisognose, o di chi presta la sua opera nelle mense per i poveri. L’abbiamo dentro tutti nel cuore, la gratuità. Perché l’uomo è fatto così. Non è fatto per guardarsi allo specchio, è fatto per incontrare l’altro. È, come ha detto pochi giorni fa Papa Francesco all’Europarlamento di Strasburgo,, “non un assoluto, ma un essere relazionale”. Girando tra i diversi punti di raccolta, sabato si potevano incontrare i volti dell’Italia popolare. L’insegnante con i suoi studenti, la casalinga e il pensionato, l’alpino che sfoggia orgogliosamente il cappello con la penna nera, l’immigrato che vuole aiutare chi l’ha aiutato, il disoccupato che non riesce a stare con le mani in mano. “È meglio la Colletta o la rivoluzione?”, si domandava un vecchio militante comunista guardando i volontari del Banco Alimentare davanti a un supermercato alla periferia di Milano. Dopo un dialogo con uno di loro, si è unito al gruppo e anche lui ha cominciato a distribuire volantini e sacchetti. Forse aveva incontrato la vera rivoluzione, quella della gratuità.

“Il mio pensiero va ancora una volta al Medio Oriente. In particolare, all’amata e martoriata Siria da dove giungono nuovamente notizie drammatiche sulla sorte delle popolazioni del nord-est del Paese, costrette ad abbandonare le proprie case a causa delle azioni militari: tra queste popolazioni vi sono anche molte famiglie cristiane. A tutti gli attori coinvolti e anche alla Comunità Internazionale; per favore, rinnovo l’appello ad impegnarsi con sincerità, con onestà e trasparenza sulla strada del dialogo per cercare soluzioni efficaci” (Papa Francesco, Angelus Domenica 13 Ottobre).

Facendo eco alle parole del Papa, rilanciamo i Comunicati Stampa nazionali di alcune Associazioni Cattoliche presenti anche a Sesto San Giovanni. 

Comunicato stampa Pax Christi Italia, 10 Ottobre

“Primavera di pace” Sconcerto e dolore

Ancora guerra. E la guerra porta sempre con sé morte, distruzione, paura, fuga, terrore.

Ci sono ancora tante, troppe guerre in corso. E mentre il conflitto in Siria è lontano dal terminare, adesso la Turchia ha iniziato i bombardamenti contro i Curdi. Ancora vittime, soprattutto civili. E, come ci raccontano alcuni testimoni locali, si rischia un altro massacro.

Un’azione di guerra che si chiama, in modo beffardo e ‘diabolico’: “Primavera di pace”.

Chiediamo – noi di Pax Christi insieme a tante altre persone che vogliono la pace – al governo italiano, alla UE ed all’ONU di fare tutto il possibile per fermare subito questa nuova tragedia, nuova sconfitta dell’umanità, adoperandosi con urgenza in tutti i modi possibili.

Insieme al dolore per le vittime, non possiamo tacere poi sulle nostre responsabilità: l’Italia ha venduto in questi ultimi 4 anni 890 milioni di € in armamenti alla Turchia. Questa è complicità! Si blocchino subito le forniture di armi alla Turchia, anche nel rispetto della legge 185/90.

Inoltre la Turchia, come l’Italia, fa parte della Nato, sotto guida USA, che tante responsabilità ha nel caos attuale in Medioriente.

Noi continueremo pervicacemente a chiedere il disarmo, ad invocare la cessazione del conflitto con la preghiera, e a lavorare per scelte concrete di pace.

E, come spesso abbiamo detto in momenti tragici come questo, di bombardamenti, di morti e distruzione: rifiutiamo la guerra, gridiamo la speranza.

Contatti: Segreteria Nazionale di Pax Christi: 055/2020375 –  This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. – www.paxchristi.it
Coordinatore Nazionale di Pax Christi: d. Renato Sacco 348/3035658 This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

PER APPROFONDIRE: PaxChristi: Italia, smetti di vendere armi a chi fa guerre

Comunicato Stampa ACLI, 12 Ottobre

La guerra non è mai giusta, Ue e Nato intervengano per fermare attacco turco

L’azione militare della Turchia che sta bombardando il nord della Siria dove attualmente ci sono delle postazioni curde e anche dei villaggi cristiani, deve essere fermata. Purtroppo si sta già facendo la conta dei morti e dei feriti, per questo chiediamo all’UE e alla NATO di intervenire tempestivamente affinché il conflitto al confine siriano-turco non si trasformi nell’ennesima tragedia umanitaria. È inaccettabile il ricatto del presidente Erdogan che minaccia di inviare milioni di profughi nelle città europee, come se si trattasse di merce di scambio, profughi che la Turchia ospita con un consistente aiuto economico dell’Europa pari a 6 miliardi di euro.

PER APPROFONDIRE: Morti di realpolitik. Le ACLI chiedono pace per il popolo curdo.

Comunicato Stampa Caritas Italiana, 14 Ottobre
SIRIA: TRAGEDIA UMANITARIA SENZA FINE
Da Caritas un appello a fermare immediatamente le operazioni belliche nel Nord est della Siria
L’attacco annunciato da mesi è avvenuto. Con il beneplacito di altri Stati si è consumata l’ennesima violazione del diritto internazionale, ormai calpestato sistematicamente in una guerra che dura da oltre 8 anni e che ha trasformato il suolo siriano nel campo di battaglia di uno scontro infinito tra potenze regionali. 
Sotto attacco da parte della Turchia questa volta le zone nel nord-est della Siria, abitate prevalentemente dai Curdi, con ancora morti e feriti anche tra i civili. La popolazione nella fascia tra Turchia e Siria, dopo aver combattuto l’Isis e altre formazioni terroristiche, è di nuovo messa a dura prova.
 
L’intervento sta scatenando anche la partenza forzata di  oltre 150.000 civili, intrappolati in quest’area di confine. Il numero di sfollati è destinato a salire rapidamente se le operazioni di guerra proseguiranno. Le stime dell’ONU  parlano di ulteriori potenziali 450.000 persone in fuga che si sommano  agli oltre 11 milioni tra sfollati interni e rifugiati in altri paesi. 
 
Questa nuova iniziativa bellica si aggiunge a quella del governo siriano appoggiato dalla Russia a nord-ovest, nell’area di Idlib, sotto attacco da aprile 2019, e rende tutto il confine nord del paese di nuovo incandescente con milioni di persone vittime dirette o indirette di violenze. Una tragedia che si somma alla grave situazione umanitaria che in Siria si protrae da quasi nove anni con l’80% della popolazione in stato di povertà e oltre 11 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria - di cui oltre un milione nell'area nord orientale colpita dalla nuova crisi. Come sempre a farne maggiormente le spese sono i più vulnerabili: sfollati accolti in campi presenti nell’area sotto attacco, costretti a muoversi nuovamente, anziani, minori, donne, disabili. 

Tutta la rete Caritas, già operante da anni nel paese, si sta mobilitando per essere pronta a rispondere a questa nuova emergenza umanitaria in un contesto sempre più difficile e pericoloso. In particolare  Caritas Siria , con il sostegno di Caritas Italiana e di altre Caritas estere, sta allestendo  alcuni centri di accoglienza di sfollati che si stanno riversando in gran numero nell’area di Hassake.

Caritas Italiana fa appello al Governo Italiano, all’Unione Europea e a tutta la Comunità internazionale affinché i civili siano protetti e sia consentito l’accesso sicuro e senza ostacoli agli aiuti umanitari, non vi siano rilocazioni forzate di civili, si faccia tutto il necessario per interrompere, senza condizioni, l’ennesimo eccidio e ristabilire il rispetto del diritto internazionale.
 
Ora più che mai c’è bisogno dell’impegno e della solidarietà di tutti, perché si possa trovare una soluzione pacifica a questo ennesimo fronte di guerra e si possa rispondere velocemente ai bisogni umanitari più immediati. Il popolo siriano, piagato da quasi nove anni di guerra che hanno causato morte, distruzione e povertà, ha bisogno di pace per ricostruire la propria vita con dignità.

Caritas Italiana sostiene gli interventi delle Caritas dei Paesi coinvolti nella crisi siriana - Siria, Libano, Giordania, Turchia, Cipro, Grecia, Macedonia, Serbia e Bosnia - sin dallo scoppio della guerra a marzo 2011. Ad oggi Caritas Italiana, grazie alle offerte ricevute e a contributi dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica,  ha realizzato decine di progetti con un intervento complessivo di oltre 7.200.000 euro in vari ambiti: assistenza umanitaria, supporto psicosociale, sanità, promozione del lavoro e convivenza pacifica tra i giovani. 
 
È possibile sostenere gli interventi di Caritas Italiana (Via Aurelia 796 - 00165 Roma), utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line, o bonifico bancario (causale  “Emergenza Siria”) tramite:

• Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma –Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111
• Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474
• Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
• UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119

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