La Comunità Salesiana di Sesto San Giovanni “Maria Ausiliatrice” comunica con dolore la morte nel Signore del caro confratello don Agostino SOSIO di anni 66, 46 di professione religiosa e 38 di ordinazione sacerdotale.

Il Decanato tutto si stringe con grandissimo affetto alla famiglia e alla Comunità Salesiana. 

Di seguito le indicazioni per la diretta Facebook della benedizione della salma e della messa di suffragio.

Facciamo fraterna memoria del caro don Agostino nell’Eucaristia e nella preghiera comunitaria.

 

Di seguito pubblichiamo l'omelia di Don Fabrizio in occasione della Messa di suffragio (dalla pagina Facebook dell'Oratorio Salesiano della Rondinella)

Invoco la benedizione di Dio su questa nostra terra e su tutte le terre del pianeta.
In questo momento l’apprensione per sé e per i propri cari, forse persino il panico, si diffondono e contagiano il nostro vivere con maggior rapidità e con più gravi danni del contagio del virus.

Invoco la benedizione di Dio per tutti:
la benedizione di Dio non è una assicurazione sulla vita, non è una parola magica che mette al riparo dai problemi e dai pericoli.
La benedizione di Dio è una dichiarazione di alleanza: Dio è alleato del bene, è alleato di chi fa il bene.
Invoco la benedizione di Dio sugli uomini di scienza e sui ricercatori.
La gente comune non sa molto di quello che succede, dei pericoli e dei rimedi di fronte al contagio.
Il Signore è alleato degli uomini di scienza che cercano il rimedio per sconfiggere il virus e il contagio.
In momenti come questi si deve confermare un giusto apprezzamento per i ricercatori e per gli uomini e le donne che si dedicano alla ricerca dei rimedi e alla cura dei malati.
Si può essere indotti a decretare il fallimento della scienza e a suggerire il ricorso ad arti magiche e a fantasiosi talismani. La scienza non ha fallito: è limitata.
Siano benedetti coloro che continuano a cercare con il desiderio di trovare rimedi, piuttosto che di ricavarne profitti. Certo si può anche imparare la lezione che sarebbe più saggio dedicarsi alla cura dei poveri e delle condizioni di vita dei poveri, piuttosto che a curare solo le malattie dei ricchi e di coloro che possono pagare.
Che siano benedetti gli scienziati, i ricercatori e coloro che si dedicano alla cura dei malati e alla prevenzione delle malattie.

Invoco la benedizione di Dio per tutti coloro che hanno responsabilità nelle istituzioni.
La benedizione di Dio ispiri la prudenza senza allarmismi, il senso del limite senza rassegnazione. Il consiglio dei sanitari e delle persone di buon senso suggerirà provvedimenti saggi.
Ogni indicazione che sarà data per la prevenzione e per comportamenti prudenti sarà accolta con rigore dalle istituzioni ecclesiastiche.

Invoco la benedizione di Dio su coloro che sono malati o isolati.
Vi benedico in nome di Dio perché Dio è alleato del desiderio del bene, della salute, della vita buona di tutti. Chi è costretto a sospendere le attività ordinarie troverà occasione per giorni meno frenetici: potrà vivere il tempo a disposizione anche per pregare, pensare. cercare forme di prossimità con i fratelli e le sorelle.

Mi permetto di invocare la benedizione del Signore e di invitare tutti i credenti a pregare con me:

Benedici, Signore, la nostra terra, le nostre famiglie, le nostre attività.
Infondi nei nostri animi e nei nostri ambienti
la fiducia e l’impegno per il bene di tutti,
l’attenzione a chi è solo, povero, malato.
Benedici, Signore,
e infondi fortezza e saggezza
in tutti coloro che si dedicano al servizio del bene comune
e a tutti noi:
le sconfitte non siamo motivo di umiliazione o di rassegnazione,
le emozioni e le paure non siano motivo di confusione,
per reazioni istintive e spaventate.
La vocazione alla santità ci aiuti anche in questo momento
a vincere la mediocrità, a reagire alla banalità, a vivere la carità
a dimorare nella pace. Amen

Mons Mario Delpini, Arcivescovo di Milano

 

In ragione dell’ordinanza emanata dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, di concerto con il ministro della Salute, Roberto Speranza, l'Arcivescovo dispone la sospensione delle Celebrazioni eucaristiche con concorso di popolo a partire dall’orario vespertino di domenica 23 febbraio e fino a data da definire a seguito dell’evolversi della situazione. Nella giornata di domani, lunedì 24 febbraio, verranno fornite ulteriori indicazioni in merito alle celebrazioni rituali.

Benvenuto, futuro!

E’ questo il titolo del discorso che l’Arcivescovo Mario ha pronunciato in occasione della scorsa solennità del nostro santo patrono Ambrogio.

Un titolo che mi sembra decisamente adatto per questo editoriale che apre un nuovo anno. Un nuovo anno porta con sé inevitabilmente un rimando al futuro, al domani, alle cose che dovranno accadere, rispetto alle quali la nostra fede cristiana ci offre uno sguardo non scontato. Uno sguardo positivo che si fonda sulla “speranza per una vita che non finisce nel nulla e per una sollecitudine che non lasci nessuno da solo, neppure di fronte alla morte”.

Diversi sono gli ambiti di futuro che l’Arcivescovo Mario tocca nel suo discorso. Anzitutto quello sulla denatalità che colpisce paradossalmente i Paesi dove sono possibili le migliori condizioni di vita e che fa chiedere: “Perché in Europa è diffusa una mentalità così ripiegata su di sé, da spaventarsi della vita e da rassegnarsi al declino? La nostra società ha forse deciso di morire?”. E così sono belle le parole di gratitudine e di incoraggiamento rivolte a quanti si curano dei bambini, in particolare quei nonni e nonne “che ringiovaniscono con i loro nipotini”, ma anche a quanti hanno il coraggio di accogliere attraverso l’affido e l’adozione figli non loro e che sono amati ed educati come fossero propri.

Altro ambito di futuro su cui Delpini si sofferma è quello della “società plurale” che da sempre Milano ha promosso e favorito. Una società che “oggi più che in altri tempi, ci mette di fronte alla sfida della convivenza di persone che vengono da molte parti del mondo portando le loro capacità, le loro attese, i loro bisogni, la loro cultura e mentalità, talora le loro miserie, i loro traumi e le loro sofferenze, le loro virtù e i loro vizi”. Di fronte a questo fenomeno mondiale - e non certo transitorio - l’Arcivescovo stigmatizza ogni comunicazione “sbrigativa e partigiana” che arriva a dividere le nostre comunità tra chi vuole accogliere e chi vuole respingere. Auspica che si sviluppino invece serie occasioni di confronto con tutti i Paesi - in particolare quelli europei - che necessitano di elaborare una visione di quello che sta succedendo per capire quale speranza si possa condividere per vivere il nostro tempo con coraggio e serenità. “Non abbiamo certo la pretesa di proporci come maestri. Siamo invece disponibili a condividere quel percorso che tutta la società civile, libera da impraticabili nostalgie e da paure irrazionali, potrebbe percorrere per confermarsi saggia e fiera di dichiarare: benvenuto, futuro!”.

In conclusione Delpini invita non tanto ad un ottimismo retorico e velleitario, ma a tornare alla visione dell’uomo e della storia proposta dall’umanesimo cristiano. Una visione che ci permette di guardare alla persona nella sua libertà e nella sua responsabilità nei confronti di Dio, degli altri e del pianeta. Una visione che è vocazione alla fraternità e dunque rimando alla imprescindibile dimensione sociale della vita umana.

Crediamo nel futuro, gli diamo il benvenuto perché siamo uomini e donne di speranza che viene descritta da un antico aforisma: “Non si può dire della speranza che essa ci sia o non ci sia. Essa è come la terra alle origini che non aveva strade; è solo quando gli uomini camminano insieme, verso una stessa direzione, che nasce una strada”.

Con il mio augurio di buon 2020.

Don Roberto Davanzo

 

Per approfondire, clicca per accedere alle pagine del Portale della Diocesi dedicate all Discorso "Benvenuto futuro!" dell'Arcivescovo

Il Natale di Gesù: la decisione di Dio di venire a stare con l’uomo, affinché l’uomo decida di stare accanto al suo simile

Non è proprio consueto che il Natale sia abbinato ad una immagine che parla più di paura che di serenità, di angoscia piuttosto che di tenerezza. La retorica commerciale ci ha ormai resi avvezzi ad un “vogliamoci bene”tanto stucchevole quanto falso. Già, perché non è vero che dopo 2000 anni l’umanità abbia imparato a volersi più bene, non è vero che il dolore sia stato cancellato. Racconta un antico apologo della spiritualità ebraica che un giorno un discepolo irruppe nella stanza del proprio rabbi per annunciargli con entusiasmo che era venuto il Messia. Il rabbi aprì la finestra, guardò fuori e poi rivolgendosi al discepolo gli disse con amarezza: “Vedo ancora gente che è stremata dalla fatica, uomini e donne sfruttati, potenti corrotti che rendono il mondo sempre più ingiusto, … No, il Messia non è ancora arrivato. Lo dobbiamo ancora aspettare”.

A noi cristiani invece il Natale di Gesù chiede di credere all’incredibile. Che malgrado le apparenze, un seme di novità e di giustizia è stato piantato nella terra insanguinata dell’uomo. E che tale seme, tale germoglio di speranza consiste nell’evento inimmaginabile di un Dio che i cieli non possono contenere e che si “restringe”fino a farsi piccolo come un bambino. Un Dio che non disdegna di sperimentare alcuna vicenda umana, come la persecuzione immotivata, la fuga dalla propria terra, l’ansia di essere migrante, straniero, profugo.

E’ di questo che parla l’immagine che abbiamo scelto di distribuire in occasione delle benedizioni delle case. In queste settimane stiamo bussando alle porte della parrocchia per portare un saluto, un augurio, una preghiera e ricordare anche ai concittadini meno attenti che dopo il Natale di Gesù nulla è stato più come prima. L’immagine ci parla di una speranza che trova la sua radice non in un esercizio di forza e di potenza, ma semmai in un esercizio di condivisione, di solidarietà, di prossimità.

Questo è il Natale di Gesù: la decisione di Dio di venire a stare con l’uomo, affinché l’uomo decida di stare accanto al suo simile. Accogliere il mistero del Natale significa diventare seminatori di speranza facendoci sempre più vicini a chi ci sta accanto. Senza la pretesa di guarire tutte le sue ferite e di asciugare tutte le sue lacrime, ma offrendo un cuore che vede, un cuore capace di compassione.

Ma – come dicevo – bisogna decidere, bisogna mettere in gioco la propria libertà nel lasciarsi affascinare dalle sorprese di Dio. Erode non lo fece e la sua follia portò alla strage degli innocenti per scappare dalla quale la Sacra Famiglia fu costretta a fuggire in Egitto.

Pensiamo solo per un istante a quale grande potere abbiamo tra le mani: accogliere Gesù per diventare seminatori di speranza o rifiutarlo e diffondere indifferenza o ostilità.

Il Natale è e sarà anche questo.

Buon Natale a tutti!

Don Roberto Davanzo

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