La città di Sesto ha perduto uno dei più autorevoli custodi della sua memoria. Peppino Valota (figlio di Guido, deportato e caduto in una marcia di trasferimento a Mauthausen) ha incarnato una generazione che voleva capire, sapere, che non si accontentava di notizie di seconda mano, di dati statistici, di comunicati militari o, peggio ancora, di opinioni. Ha incarnato una generazione che sapeva di dovere ai caduti la cura tenera e attenta del racconto; una generazione che, dopo aver versato alla guerra il prezzo dei propri cari, ha regalato alla pace il lavoro coraggioso e costante della memoria. Tessendolo pazientemente, Peppino ha scritto non solo la storia della nostra città, ma soprattutto di una parte del Paese che, spesso senza nemmeno imbracciare armi, ha resistito al male. «Va bene così», dice alla sua famiglia Celeste Bolognesi, operaio della Breda arrestato il 14 marzo del 1944[1].

Il monumentale lavoro di Peppino Valota è indelebile, nelle pagine indimenticabili delle sue pubblicazioni e nell’archivio di A.N.E.D., ma la sua voce si è spenta.

La ricordano con commozione le centinaia di ragazzi che nei viaggi della memoria, accompagnati da lui, hanno ripercorso i luoghi della deportazione: Mauthausen, Gusen, il Castello di Hartheim. Nella voce di Peppino parlavano un numero sterminato di altre voci: di ragazzi e di uomini, di mogli, di madri e di figlie. Insieme ai gruppi, ogni anno, un sacerdote della Diocesi o del Decanato celebrava il mistero della resistenza dell'uomo al male, quella resistenza che, insieme a innumerevoli altre, ha portato anche il Figlio di Dio. Quelle messe celebrate all’aperto, nel campo di Mauthausen, erano per i credenti un momento di fede, ma per tutti la certezza che ogni singola vicenda umana è intessuta alle altre in quell’umanità universale che è stato il grande sogno del Signore Gesù. 

A tutti noi, che oggi ci stringiamo alla famiglia, grati di avere ascoltato nella voce di Peppino questa tessitura di storie, resta il compito di custodirne con cura la trama: non ascoltare le storie degli uomini, è ancora oggi, la radice più profonda del male del mondo.

 

14 Novembre 2021

Il Decanato di Sesto San Giovanni



[1] P. Valota, Dalla fabbrica ai lager. Testimonianze di familiari di deportati politici dall’area industriale di Sesto San Giovanni, Mimesis, Milano 2015, 110

Clicca sulla foto per vedere una bella intervista a Peppino fatta a Cinisello nello scorso Marzo in occasione della deposizione delle pietre d'inciampo (tratta dalla pagina Facebook di ANED)

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