25 Aprile 2023

San Marco Evangelista e Festa delle Liberazione

CELEBRAZIONE EUCARISTICA Basilica Santo Stefano

Il 25 aprile la liturgia celebra la festa di san Marco evangelista, personaggio molto importante della Chiesa primitiva e di tutta la storia della Chiesa. A lui dobbiamo il più antico resoconto dei fatti di Gesù: il Vangelo secondo Marco.

Le tre letture ci descrivono qualche momento determinante della sua vita e qualche aspetto della sua persona. Nella prima, l’apostolo Pietro ci fa sapere che Marco è un suo stretto collaboratore e gli è caro come un figlio: “Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi a dimora in Babilonia; e anche Marco, figlio mio”. Nella seconda lettura è Paolo che riconosce la preziosità di Marco per il suo ministero, malgrado con lui ci fosse stata in passato una pesante incomprensione. La pagina del Vangelo di Luca, infine, ci descrive la preoccupazione di Gesù di formare non solo discepoli, ma anche missionari, tanto appassionati di lui, quanto desiderosi di farlo conoscere fino ai confini della storia.

Così Dio fa crescere i suoi figli fino alla maturità e, partendo da umili inizi, li rende atti a compiere grandi cose. Così Dio può far maturare i gruppi, le collettività, le società, le nazioni: da semplici inizi, talora avvolti nella leggenda, alla coscienza di un compito storico che riguarda sia il proprio gruppo o nazione, sia l’umanità intera. Un cammino non sempre facile né lineare, che passa attraverso momenti di crescita e momenti di involuzione. Lo stesso cammino dell’evangelista Marco ha conosciuto ore difficili: situazioni in cui ebbe paura delle difficoltà della missione e si tirò indietro; momenti in cui per causa sua si divisero anche i grandi evangelizzatori del suo tempo, Paolo e Barnaba. E ci furono poi i giorni di rinascita, di ripresa di coraggio, di riconciliazione.

Qualcosa di analogo avviene nei gruppi sociali e nazionali e nella storia del nostro paese, l’Italia, che ha camminato per secoli tra prove e difficoltà, tempi facili e tempi difficili. Spesso i tempi difficili sono stati l’occasione per temprare gli uomini e per aprire nuovi orizzonti. Uno di questi è certamente quello che viene chiamato la Resistenza, che ha visto il suo coronamento quasi 80 anni fa, il 25 aprile 1945. I valori di fondo della Resistenza restano intatti ed è giusto che siano celebrati ringraziando il Signore che guida la vita dei singoli e dei popoli. Resta intatto il valore dell’anelito alla libertà, della resistenza all’oppressione, dell’apertura al perdono, specie in questa stagione segnata da guerre e conflitti.

Tali valori che si sono tradotti in principi che sono confluiti nella nostra Carta Costituzionale, conquistati mediante il sangue, il sacrificio e l’eroismo di molti, rimangono i pilastri fondanti della nostra comunità nazionale e sono un punto di non ritorno. A partire da essi si può attuare quel pieno sviluppo della persona e della società e quella promozione e difesa della vita su cui tutti siamo impegnati e coinvolti.

Preghiamo oggi alla presenza della autorità cittadine, civili e militari, che esercitano il loro servizio a favore del benessere di tutti gli abitanti di questa nostra città. E preghiamo affinchè i principi che costituiscono la stella polare della Repubblica italiana siano sempre alti all’orizzonte e affinchè non sia vano il sacrificio eroico di chi ci ha preceduto.
Il Beato Teresio Olivelli, martire lombardo della barbarie nazi fascista, ci aiuti a raccontare e a ricordare i fatti del 25 aprile perché mai più degli uomini si trovino a dovere resistere con la forza ad una forza assurda e dispotica.

don Roberto Davanzo

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