Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore, Messa nel giorno

CELEBRAZIONE EUCARISTICA Duomo, 9 aprile 2023

OMELIA Arcivescovo Mario Delpini

Nell’intimità inaccessibile la voce amica

1. Perché piangi? L’intimità desolata.

“Parlami di te. Dimmi della tua verità profonda. Parlami di te, non delle etichette che gli altri ti hanno appiccicato; parlami di te, non dell’immagine di te che coltivi per renderti attraente, per esibire le doti, per attirare l’attenzione, per adeguarti alle aspettative degli altri. Parlami di te, non di quello che hai fatto, delle imprese di cui sei fiero e che vuoi esibire in mezzo agli altri. Parlami di te, non di quello che hai fatto, degli errori che hai commesso, dei fallimenti che ti hanno umiliato, dei comportamenti di cui ti vergogni. Parlami di te, della tua intimità inaccessibile, della stanza segreta in cui è custodita la tua verità irripetibile”. Maria non sa parlare di sé. Piange. La sua stanza segreta, la sua verità profonda è una desolazione. Per dire di sé piange. Nella sua intimità inaccessibile c’è un vuoto, una solitudine, un oscuro abisso desolante. Per dire di sé piange: Hanno portato via il mio Signore.

2. La presenza dello Sconosciuto.

L’intimità desolata è così insopportabile che molti distolgono lo sguardo e l’attenzione. Meglio vivere di esteriorità, di apparenze piuttosto che sostare sull’orlo dell’abisso spaventoso; meglio recitare una parte, investire in un ruolo, adeguarsi alle aspettative altrui, piuttosto che fare i conti con la propria verità nell’intimità angosciante dove forse abitano mostri invincibili, incubi insostenibili; meglio vivere nella frenesia, nel rumore, nelle chiacchiere, piuttosto che restare nel silenzio opprimente di una buia solitudine. Meglio vivere fuori di sé, piuttosto che dover fare in conti con sé stessi. Maria invece sta presso il sepolcro, sosta nella sua desolata solitudine e la domanda dello Sconosciuto le rivela che c’è una presenza che bussa alla porta della camera segreta dove è custodita la sua intimità. 2 Maria percepisce in modo confuso che la sua verità profonda non è una nera solitudine: c’è infatti, proprio là, nella stanza segreta una presenza indecifrabile, una voce inattesa. Chi sei, presenza sconosciuta? Chi sei tu che fai giungere la tua voce là dove nessuna voce è mai giunta?

3. “Ho visto il Signore!”

Lo Sconosciuto del giardino si rivela l’Amato che si credeva perduto per sempre, la voce che sa parlare nell’intimità profonda è proprio la sua voce, è proprio la parola che pronuncia la verità unica della donna in lacrime, è proprio la parola che sa dire l’indicibile e dare nome alla stanza segreta. La parola dello Sconosciuto raggiunge quella che sembrava solitudine inaccessibile e abisso angosciante e si rivela invito alla comunione, capace di accendere nelle tenebre la luce beatifica, lieta, che le tenebre non possono spegnere. Maria non sa dire l’indicibile, l’esperienza esaltante della gioia pasquale, non sa descrivere l’incontro con Gesù, che consegnato agli inferi, ne esce glorioso, che inghiottito nella morte vince la morte.

4. Morì per i nostri peccati … è risorto il terzo giorno

Nell’intimità profonda dove facciamo fatica a sostare per timore dell’abisso angosciante e dei mostri invincibili c’è invece la presenza amica di Gesù. Non è estraneo a quell’abisso di male, a quella minaccia di morte che ci spaventa, ma in quell’abisso ha vinto il male, la morte e lo spavento. Perciò si dice: è morto per i nostri peccati. Nella camera più segreta, dove nessuno può entrare, abita la presenza amica del risorto. La nostra verità profonda non è la solitudine. Nella solitudine dell’intimità ciascuno percepisce d’essere troppo piccolo di fronte al grande mistero. Troppo piccolo e troppo solo di fronte allo splendore e di fronte all’orrore, troppo piccolo e troppo solo di fronte alle domande inquietanti e alle minacce insostenibili. Ma l’incontro di Pasqua rivela che nella nostra verità più intima e profonda non c’è l’abisso del nulla che insidia la vita, ma la comunione amorosa che rende vivi della via del Figlio di Dio.

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